igiornicherestano
Mi sa che è questo il mio limite: mi mancano le conclusioni, nel senso che ho l’impressione che niente finisca mai veramente. Io vorrei, vorrei davvero che i dispiaceri scaduti, le persone sbagliate, le risposte che non ho dato, i debiti contratti senza bisogno, le piccole meschinità che mi hanno avvelenato il fegato, tutte le cose a cui ancora penso, le storie d’amore soprattutto, sparissero dalla mia testa e non si facessero più vedere, ma sono pieno di strascichi, di fantasmi disoccupati che vengono spesso a trovarmi. Colpa della memoria, che congela e scongela in automatico rallentando la digestione della vita e ti fa sentire solissimo nei momenti più impensati.

Diego De Silva

(via ilragazzodunaragazzaimmaginaria)
virginiamanda
In questi giorni grami, come molti miei coetanei penso, sto facendo i conti con l’amara sensazione del cercarsi un lavoro vero. Cos’è un lavoro vero? Una cosa che ti permette di campare, pare, senza aiuti esterni o senza dover fare facce da Oliver Twist davanti alle vetrine perché non ti puoi permettere niente. Se magari prima ti consigliavano di cercarti un lavoro vero quando facevi il pittore senza speranza, ora ti viene caldeggiato praticamente in ogni circostanza. C’è come una sorta di incomprensione linguistica tra la generazione precedente e la mia. Tu stai lì che ti affanni per arrivare a fine mese, cerchi lavoretti e controlavoretti, vedi amici che battagliano tra contratti a progetto, robe in nero e a cottimo, quando si erge la figura del genitore che spavaldo ti dice: “Ok, tutto bello, ma ora sei grande: quando ti trovi un lavoro vero?”. E non sai cosa rispondere